I 2 segreti del potere globale: caos gestito e paura

I fatti oggi sono sistematicamente imbarazzanti per il Potere, il cui vero nemico è la realtà, per cui il Potere si sforza di creare caos, montando un diversivo su chi riporta i fatti (cercando ad esempio di screditarlo come “complottista”).

I fatti sono imbarazzanti per il potere

L’esame oggettivo della realtà è così sostituito da dibattiti soggettivi e appassionati, “casi pietosi” che abbassano il livello e ci rinchiudono nella virtualità dello spettacolo politico. Ad esempio il mantra (neppure nuovo) “dietro ogni uomo può nascondersi un mostro” è sintomatico di una preoccupante evoluzione del Potere, impegnato in una deriva paranoica di sospetto generalizzato.

Una deriva paranoica di sospetto generalizzato

I progressi nella sorveglianza tecnologica e nella cosiddetta criminologia anticipatoria o “attuariale” sono sempre più invasivi e sembrano illimitati. Una società di sorveglianza modifica l’architettura psicologica e relazionalela cultura del sospetto e della delazione è nemica della comunità, in quanto isola gli individui gli uni dagli altri.

Una società di sorveglianza modifica l’architettura psicologica e relazionale

I 2 segreti del potere globale: caos gestito e paura

Il nuovo Grande Fratello è più subdolo perché invisibile. Non sai nemmeno che è al potere. Peggio ancora, sei convinto che sia qualcun altro a detenere il potere, tu stesso o un nemico fittizio.

Con il nuovo Grande Fratello la percezione è asimmetrica: il dominante vede sempre il dominato, ma il dominato non vede più il dominante, e può addirittura credere che non esista o di essere lui stesso il dominante.

Il nuovo Grande Fratello “democratico” è molto più potente e totalitario. Un potere invisibile sarà sempre più invasivo di un potere visibile. Una caratteristica fondamentale di questo potere predatorio è che si camuffa da vittima, ovvero usa vittime (vere o presunte) per mandare avanti la sua agenda disumanizzante.

È una tecnica particolarmente distruttiva di ingegneria sociale che procede in due fasi: l’agganciamento della preda, il phishing, la cui condizione di successo è l’invisibilità del predatore agli occhi della preda; poi la distruzione della preda, cioè la sua dissoluzione in un processo di entropia accelerata indiretta, il cui procedimento consiste nel portare le contraddizioni in essa contenute fino al punto di rottura. In questo modo la preda muore e scompare senza aver mai capito cosa le stava succedendo, o forse troppo tardi.

Un falso bene per un male reale

La metafora della pesca è appropriata. Un pesce che vede un predatore fugge o si difende. Per ingannare l’istinto di autoconservazione del pesce, il predatore deve ingannare la sua vigilanza per mezzo di un’esca. Il pesce deve percepire ciò che lo ucciderà come innocuo, e addirittura come assolutamente utile e attraente: sicurezza, “diritti”, pseudo-libertà. Un falso bene per un male reale. Il pesce percepisce solo l’esca, non l’amo che lo ucciderà, né il pescatore sulla riva che lo mangerà.

La domanda che si pone il nuovo Grande Fratello è sempre: “Come riusciamo a occupare il posto del pescatore, invisibile agli occhi dei pesci, cioè come occupare il posto del predatore invisibile agli occhi della preda?” La risposta è: “Con l’apparente inversione dei ruoli.”

Il predatore finge di essere preda

Il predatore finge di essere preda. I forti fingono di essere i deboli. Il lupo indossa i panni della vittima, vera o fittizia. Per estendere la metafora, possiamo dire che con la canna da pesca come estensione del braccio, il pescatore si finge un verme. Nella nostra epoca vittimizzata, ciò significa che il predatore deve occupare il posto della “vittima”.

I 2 segreti del potere globale: caos gestito e paura

Nella nostra epoca vittimizzata, il predatore deve occupare il posto della “vittima”

Un caos diretto dall’alto

La figura dell’Analisi Transazionale del “triangolo di Karpman” (Stephen Karpman; 1968) descrive una struttura comune di interazione sociale con tre posizioni: la vittima, il carnefice, il salvatore. La prima fase dell’ingegneria sociale, il phishing, si realizza diventando invisibile come predatore, cosa che spesso richiede di occupare il posto della “vittima” o del “salvatore” nell’immaginario psicosociale e nella sua geometria relazionale.

Il secondo passo consisterà nel fatto che il predatore distrugga la sua preda suscitando contraddizioni al suo interno, il che, applicato all’uomo, significa orchestrare e provocare conflitti triangolati tra i vari attori sociali del sistema-bersaglio (una comunità, una cultura) descrivendoli come “carnefici” reciproci: poveri contro poveri, uomini contro donne. Organizzare il sospetto e la guerra di tutti contro tutti, governare nel caos. Ma caos diretto dall’alto.

Padroneggiare la gamma di relazioni di fiducia, indifferenza e sfiducia è la chiave dell’ingegneria sociale

Padroneggiare la gamma di relazioni di fiducia, indifferenza e sfiducia è quindi la chiave del neurohacking e dell’ingegneria sociale. Appena ti fidi di me perché sono una “vittima” o un “salvatore” ai tuoi occhi, abbassi le tue difese, ti apri a me ed io comincio ad entrare nel tuo cervello, quindi ad infiltrarmi nel posto di comando centrale del tuo sistema di difesa.

Diventare invisibile come predatore richiede quindi di suscitare fiducia, o, in caso contrario, di non suscitare nulla, provocando quindi un cieco atteggiamento di indifferenza dietro il quale avanzerò e agirò con totale impunità. La seconda fase, quella del conflitto triangolato, sarà raggiunta suscitando sfiducia tra “voi” e “loro”, ossia gli altri attori del sistema bersaglio, descritti come “carnefici” gli uni degli altri.

Nei media la stessa narrazione si ripete all’infinito, per costruire riflessi pavloviani nella popolazione, addestrata a designare una vittima, un carnefice, un salvatore

Tutti ne vedono quotidianamente le variazioni nei media e nel campo socio-politico, dove la stessa narrazione e gli stessi elementi di linguaggio si ripetono all’infinito in modo monotono, come mantra, con minuscole variazioni sullo stesso tema, nel tentativo di costruire dei riflessi mentali pavloviani nella popolazione, addestrata a designare una vittima, un carnefice, un salvatore… e il gioco è fatto!

Una robotizzazione generale per automatizzare meglio il comportamento umano, programmarlo, pianificarlo, controllarlo, pilotarlo, meccanizzarlo

Da tutto ciò emerge un’impressione di robotizzazione generale, che solo apparentemente contraddice la produzione del caos. In effetti, per automatizzare meglio il comportamento umano, programmarlo, pianificarlo, controllarlo, pilotarlo, meccanizzarlo, non c’è niente di meglio che gettarlo nel caos, cioè nel panico. La branca del comportamentismo che studia gli effetti dello stress estremo ha dimostrato che in situazioni di grande ansia, emergenza vitale, panico, il cervello rettiliano e le sue funzioni primarie prevalgono sulla neocorteccia dialettica.

Questa esclusione delle complesse funzioni del cervello in situazioni di caos permette di ridurre il numero dei comportamenti possibili a quelli di sopravvivenza: comportamenti istintivi, stereotipati, rigidi, facili da modellare e prevedere, e soprattutto a breve termine, miopi e non pianificati, di tipo “riflesso”, quindi talvolta controproducenti e autodistruttivi perché sconsiderati.

Comportamenti istintivi, stereotipati, rigidi, facili da modellare e prevedere

La riduzione della diversità e della complessità comportamentale è accompagnata da una riduzione dell’incertezza comportamentale e quindi da una migliore prevedibilità comportamentale.

Per controllare un gruppo, non deve mai avere il tempo di pensare

Per prendere effettivamente il controllo di un gruppo, questo non deve mai avere il tempo di pensare.
Il nuovo Grande Fratello, come quello vecchio, cerca di omogeneizzare i nostri comportamenti e di riportare all’unità la loro moltitudine; ma i nuovi detentori del Potere hanno capito che per raggiungere questo obiettivo è più efficace fare affidamento sul caos e sull’anarchia che su un ordine sociale lucido, la cui stabilità può rivoltarsi contro il Potere stesso.

Gli ultimi sviluppi della criminologia vanno in questa direzione. Nell’arsenale metodologico dell’ingegneria sociale, la criminologia occupa un posto speciale, soprattutto nella sua versione “attuariale”. Oggi la criminologia non mira più ad arrestare i criminali ma a standardizzare il comportamento.

La riforma che aprirà le carceri e riporterà in strada delinquenti e criminali con un monitoraggio amministrativo occasionale, è erroneamente descritta come lassista. Al di là della sua prima evidente funzione di produrre caos sociale, è anche parte di un sistema ultra-repressivo volto a ridurre la differenza di trattamento tra chi è colpevole e chi non lo è, offuscando i limiti che non distinguono più chiaramente le condizioni del mondo carcerario dal resto della società.

Aumentare intenzionalmente il tasso di violenza da un lato, poi erodere, abradere, abolire la barriera tra i colpevoli e i non colpevoli dall’altro, in modo che ci siano solo potenziali colpevoli e semi-libertà per tutti.

Fare in modo che ci siano solo potenziali colpevoli e semi-libertà per tutti

Questa riforma penale non ha quindi nulla di libertario ma appartiene all’ambito attuariale, che cerca di diluire e confondere i distinti stati giuridici di colpa e di innocenza in un “brodo primordiale” indifferenziato e di estendere così le mura del carcere all’intera società.

La scienza attuariale è una branca della scienza del rischio, che consiste nel calcolare il potenziale pericoloso di un individuo o di un gruppo e quindi adottare misure repressive in anticipo. Questo approccio in termini di previsione comportamentale, che giustifica l’arresto ancor prima che l’atto abbia luogo e il reato venga effettivamente commesso, è stato reso popolare dal film Minority Report, adattato da un racconto di Philip K. Dick.

I 2 segreti del potere globale: caos gestito e paura

La pericolosità è una nozione misteriosa, una qualità immanente a un soggetto ma la cui esistenza rimane incerta poiché la prova oggettiva viene data solo dopo la sua realizzazione. La diagnosi che si stabilisce è il risultato di un calcolo di probabilità: la pericolosità non nasce da una valutazione personalizzata, ma da un calcolo statistico che traspone sul comportamento umano i metodi sviluppati dalle assicurazioni per calcolare i rischi. Da qui una nuova scienza (ricordate bene questa parola): la scienza attuariale.

In termini di tecnica giuridica, la criminologia attuariale cerca di giustificare l’inversione dell’onere della prova. Cosa cambia? Diventiamo tutti sospettati a priori. La presunzione di innocenza si ribalta in presunzione di colpevolezza.

Non spetta più al giudice dimostrare che sei colpevole, spetta a te dimostrare che sei innocente

Non spetta più al pubblico ministero dimostrare che sei colpevole, spetta a te dimostrare che sei innocenteBasta la tua “accertata pericolosità” e il tuo “potenziale criminale” per innescare la macchina giudiziaria e Rambo in passamontagna piomberanno su di te. L’atto criminale non è più necessario, la “probabilità” che tu lo commetta è sufficientePeggio del reato intenzionale c’è solo il reato intenzionale possibile, volto a criminalizzare praticamente chiunque non pensi “correttamente”.

Si tenta di costruire una paura sociale verso nemici fittizi: pacifici cittadini, addirittura l’intero genere maschile

Oggi si tenta di costruire una paura sociale verso nemici fittizi: pacifici cittadini, frequentatori di siti non omologati, addirittura l’intero genere maschile. Ma gli unici attori in grado di organizzare attacchi su larga scala sono i servizi speciali o gli eserciti privati che reclutano in modo autonomo e beneficiano della loro esperienza professionale.

Questo fatto inquietante sarà evidente a chiunque si sforzi di sapere qualcosa sui metodi di lavoro delle unità speciali.
Non mancano, almeno all’estero, casi di infiltrazioni per spingere attivisti alla violenza e mantenere la strategia della tensione, il governo attraverso il caos controllato.

Intuitivamente, il caos è incertezza e imprevedibilità. A prima vista, un soggetto caotico dovrebbe quindi risultare incerto e imprevedibile. Il grande segreto dell’ingegneria sociale è che, contrariamente alle apparenze, più un soggetto è caotico, più è prevedibile. Un soggetto immerso nel caos sviluppa solo logiche a brevissimo termine, puramente reattive, quindi facili da indovinare e anticipare, e diventa incapace di sviluppare un’autonoma pianificazione strategica a lungo termine.

A livello emotivo, il caos è sinonimo di panico, e niente è più prevedibile di un soggetto in preda al panico. Inoltre, anche se il soggetto in preda al panico sfugge allo scenario pianificato, resta il fatto che non è stato in grado di sviluppare un proprio scenarioQuesta è la cosa più importante.

Non si può controllare tutto, ma si può limitare l’orizzonte delle possibilità

Nei sistemi complessi è inutile voler controllare tutto, ma possiamo limitare l’orizzonte delle possibilità. Il vero potere non sta nel vincere la partita ma nel definire le regole del gioco.
A questo si aggiungono interessi carrieristici di determinati soggetti politici e professionali, che hanno bisogno di inventarsi nemici per non scomparire in ristrutturazioni fatali.

Derealizzare la sfera pubblica, destrutturare il corpo sociale e la psiche individuale

Lo scopo dell’ingegneria sociale è non solo derealizzare la sfera pubblica, come in passato, ma anche destrutturare intenzionalmente il corpo sociale e la psiche individuale. Oggi il caos è lo strumento dell’ordine.

Una decostruzione programmata degli equilibri socio-culturali

Questo nuovo ordine postmoderno e globalizzato risulta quindi da un’alleanza tra la menzogna, più che mai al centro del sistema, e un certo numero di tecniche di decostruzione programmata degli equilibri socio-culturali. Il “pompiere incendiario” è il nome di uno di questi metodi di marketing politico, che consiste, ad esempio, nel creare insicurezza a monte per creare una “domanda” di sicurezza a valle e rispondere ad essa con un'”offerta” securitaria.

Il governo basato sulla paura ha bisogno di nemici o “mostri”, reali o immaginari

La modalità di governo basata sulla diffusione della paura che induce alla sottomissione delle classi popolari, ha quindi assolutamente bisogno di nemici o “mostri”, reali o fittizi. Devono quindi essere creati, mantenendo condizioni sociologiche favorevoli alla loro apparizione o, in mancanza di ciò, in modo del tutto immaginario.

I veri mostri, i più pericolosi, sono dunque coloro che occupano il potere e che, da decenni, lavorano affinché, per esempio, i quartieri difficili esplodano, così da tenere sotto pressione la brava gente e spingerla “liberamente” tra le braccia di una risposta politica repressiva su scala totalitaria. Le “bande”, i “mostri” sono gli spaventapasseri su cui è interamente basato il sistema e senza i quali crollerebbe rapidamente.

Una soluzione però c’è

Una soluzione però c’è: “collettivizzare” l’accusa, estenderla il più possibile fino a renderla ingestibile da chi detiene il potere, a meno che non si rivelino le sue vere intenzioni, cioè l’incarcerazione dell’intera popolazione per reati di opinione, svelando così la sua vera natura.

Conoscere bene il proprio nemico per scoprirne i punti forti e i punti di vulnerabilità. A tal fine, si tengano in considerazione le teorie del “risk management”, la cui applicazione consente di individuare sia i punti deboli che i punti salienti di qualsiasi sistema. E per cominciare, descrivere il contesto della situazione, nel modo più preciso possibile.

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